CIRO IL GRANDE, messia di Israele?

La prima lettura liturgica della prossima domenica è una esaltazione di un re pagano, da parte del profeta Isaia, che per correttezza storica e letteraria è il deutero Isaia confluito nel primo Isaia, vissuto circa due secoli prima. Si tratta di Ciro il Grande, babilonese, persiano per meglio dire, figlio di Cambise I. La chiesa addirittura lo inneggia come santo, visto le grandi lodi che di lui fa il profeta Isaia ( secondo) e dell’appellativo addirittura usato: messia.
Is 45, 1. 4-6
Dal libro del profeta Isaìa
Dice il Signore del suo eletto, di Ciro:
«Io l’ho preso per la destra, per abbattere davanti a lui le nazioni, per sciogliere le cinture ai fianchi dei re,
per aprire davanti a lui i battenti delle porte e nessun portone rimarrà chiuso.

Per amore di Giacobbe, mio servo, e d’Israele, mio eletto,
io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca.
Io sono il Signore e non c’è alcun altro, fuori di me non c’è dio; ti renderò pronto all’azione, anche se tu non mi conosci, perché sappiano dall’oriente e dall’occidente
che non c’è nulla fuori di me.
Io sono il Signore, non ce n’è altri».
Perché questo panegirico da parte del profeta e questa benemerenza particolare della chiesa cattolica a proclamare santo un non battezzato ( alla faccia del limbo e dell’extra ecclesiam nulla salus)? Essendo grande uomo politico, più che grande guerriero, egli dopo avere conquistato senza colpo ferire Babilonia solamente proclamandosi figlio del dio Marduck, che l’allora re di Babilonia aveva imposto ai suoi sudditi,  riesce con un’abile gioco sotterraneo di congiure di palazzo, a cacciare il re babilonese, e lui come figlio del dio Marduck si insedio sul trono della magnifica e potente Babilonia. Forse cosciente del fatto che attira più mosche una goccia di miele che un colpo di spada, emana l’editto che restituisce i deportati ebrei di Nabucodonosor del 589 alla loro terra. Gli esuli ebrei fanno ritorno alla terra promessa e mai goduta, ed è per questo atto liberale che egli può fregiarsi del titolo di messia di Israele, estendendovi il controllo fino al mar Rosso. Poiché il Signore dice che ha sollevato la sua destra, quella di Ciro, contro i nemici, persino il suo nome venne accostato all’appellativo di pastore, quello che fu dei grandi re di Israele ( solo Davide per la verità, ma si sa che erano megalomani alquanto i vecchi israeliti, se è vero che facevano risalire a circa mille anni prima con un certo Mosè, l’esodo e la deportazione che adesso stavano vivendo per davvero sulla loro pelle). Nascono in questi anni dopo il ritorno dalla deportazione babilonese, al tempio nuovo che viene edificato come simbolo e segnale di una ritrovata identità nazionale, a cui doveva essere accostato un condottiero e una epopea. Nella realtà Ciro il grande, preso in prestito dalla storia di un popolo pagano oppressore; nella letteratura mitica e religiosa Mosè, nome di fantasia letteraria teologica, eletto a tutti gli effetti fondatore e padre della nazione. Ma si sa la verità storica è spesso molto cruda e indigesta quando la si deve coniugare ad una divinità fatta a misura di uomini e delle loro ambizioni. Meglio ricorrere alla fantasia.
Grazie dell’attenzione

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