Il piacere come “peccato”

Teologia fuori le righe.

La chiesa cattolica fin dalle origini, nata dalla predicazione di S.Paolo, si è vieppiù staccata dalla predicazione del Vangelo e dalla conoscenza della vita terrena di Gesù per concentrarsi sulla figura di Cristo risorto, che era al centro della predicazione paolina.
La quale precedette di almeno una ventina di anni la predicazione del vangelo.
Secondo studiosi, molto autorevoli , questo ha comportato che le prime comunità cristiane e in seguito la nascente chiesa, riconobbero in Paolo la propria fonte su cui basare la religione che ormai diventava universale, grazie alla capillare diffusione delle comunità fondate dallo stesso apostolo, nell’ambito del vasto impero romano.
Così su alcuni punti fondamentali che nei secoli e fino ai nostri tempi hanno acceso il dibattito tra chiesa e mondo laico, ma anche all’interno della stessa tradizione cattolica, si assiste al prevalere delle tesi paoline e della sua teologia rispetto ai contenuti del vangelo.
In proposito di ciò vediamo cosa succede nel campo della morale sessuale e della dibattuta questione sulla omosessualità.
Quel che emerge dai vangeli su questi temi, checché ne dicano i fautori del moralismo religioso e perbenista, è un silenzio assordante e sorprendente.
E questo contrasta con l’ecclesiastica e ostinata predicazione contro il peccato di impurità sessuale, e l’esortazione alla purezza e alla castità, che contraddistingue molti sermoni, con frequenti richiami alla penitenza per chi trova il coraggio di confessarli.
In proposito basti ricordare che ( Castillo, L’umanità di Gesù) la proibizione dell’adulterio (Mt 5,27 e Mc 7,22), si riferisce alla proibizione del “desiderio” ( epithymìa) di Es 20,27, che vuole evitare l’avidità delle cose altrui, radice e origine di tutti i mali ( anche il peccato originale è desiderio, nota mia).
Diciamolo forte e chiaro, finalmente, liberiamoci da alcuni preconcetti che sono buoni per le beghine e i frigidi: Gesù non ha mai proibito il piacere sessuale (hedoné), non c’è infatti nessun riferimento a questo nei vangeli.
Quindi se i primi cristiani non potevano conoscere e ricordare nessuna parola del vangelo contro il piacere sessuale, a maggior ragione non ne potevano avere contro l’omosessualità.
Su questo tema il contrasto con Paolo è evidente.
Egli parla del peccato di idolatria dei pagani che ha come frutto l’immoralità (Rm 1,24).
Un frutto che è consistito nella pratica della omosessualità in primo luogo. ( Rom 1, 26,28), secondo Paolo.
Considerare l’omosessualità contro natura era per Paolo e per i moralisti del suo tempo un ricondurre la natura sessuale solamente alla biologia genitale degli uomini e delle donne, ignorando, cervello, chimica, ormoni, e sentimenti, che sono parte fondamentale anche essi della vita sessuale degli esseri umani.
I vangeli non utilizzano mai la parola “naturale, physis”, che è solamente un concetto filosofico.
E così si è arrivati a considerare impuro e innaturale l’omosessuale e le sue passioni, il cui istinto sessuale volto solamente al piacere, l’hedoné, mai proibito da Gesù, era visto come puro atto di egoismo e di danno anche per la comunità.
Perché sprecava il seme atto a creare futuri cittadini, o guerrieri, o chiunque fosse utile alla città e allo stato.
Questo perché l’atto sessuale veniva visto utile e adatto alla procreazione, e solo in quella funzione era lecito e accettabile.
Naturale.
Ma allora da cosa ci distinguiamo dagli animali?
Anche gli animali si accoppiano per fare figli.
Siamo quindi animali ed equiparabili ad essi perché ci accoppiamo per fare figli?
O siamo invece superiori ad essi proprio perché nell’atto sessuale, nell’eros, noi mettiamo in campo, oltre che i genitali, anche il cervello che pensa, il cuore che ama, gli ormoni e la chimica che vengono stimolati da questi sentimenti?
E non sono sentimenti quelli che entrano in campo anche in un rapporto omosessuale?
E non è forse funzione elevata e spirituale quello della ricerca del piacere, dell’hedoné, che mai Gesù ha condannato, proprio perché espressione di un alto sentire prettamente umano e non naturalmente animalesco’?
Togliamo il piacere agli uomini e alle donne, togliamo loro i sentimenti e il coinvolgimento intellettivo che deriva e accompagna l’atto sessuale, e avremo ridotto l’uomo alla mera e vera natura animale.
Questo è uno dei peggiori servizi che le religioni hanno reso all’umanità.

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